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	<title>Commenti a: UGC no, ma IDC forse si</title>
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	<description>Pensieri taggati e gettati nella mischia</description>
	<pubDate>Fri, 12 Mar 2010 02:45:30 +0000</pubDate>
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		<title>Di: DR_WHO &#187; Blog Archive &#187; User Generated Content: un punto di vista</title>
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		<dc:creator>DR_WHO &#187; Blog Archive &#187; User Generated Content: un punto di vista</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Nov 2008 09:45:36 +0000</pubDate>
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		<description>[...] piuttosto che di scrematura dei vari contenuti autoprodotti e differenziazione con gli IDC Indipendent Disintermediated Content. In linea di massima sono d&#8217;accordo con Maurizio quando [...]</description>
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		<title>Di: Maurizio Goetz</title>
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		<dc:creator>Maurizio Goetz</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Nov 2008 16:09:10 +0000</pubDate>
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		<description>Interessanti considerazioni su cui sto riflettendo e conto di risponderti con un post. Credo che ci sia ancora spazio per gli UGC, ma il lavoro di selezione sarà spietato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Interessanti considerazioni su cui sto riflettendo e conto di risponderti con un post. Credo che ci sia ancora spazio per gli UGC, ma il lavoro di selezione sarà spietato.</p>
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		<title>Di: Giovanni</title>
		<link>http://www.wouq.com/vitedigitali/ugc-no-ma-idc-forse-si/comment-page-1#comment-17310</link>
		<dc:creator>Giovanni</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Nov 2008 11:45:27 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao, 
ti riporto la risposta che ho dato nei commenti che in punta proprio a spiegare che indipendentemente dal contenuto di qualità o meno, senza la parte alta della coda di Anderson, quel contenuto, anche se ottimo, morirà. Sono tra l'altro convinto che quella della "punta dolce" sia una teoria molto molto più opportuna di quella di Anderson. Ne parlavo qui http://estrablog.net/2007/06/06/evoluzioni-teoriche-dalla-coda-lunga/


Qui il commento:

"L’UGC ha permesso la creazione di nuovi format distribuiti in modalità del tutto nuove, ma la teoria di Anderson, che ritengo in parte superata, non permette alle nicchie di sopravvivere autonomamente. Il contenuto di nicchia non può esistere fintanto che qualcuno non lo avrà monetizzato. Per monetizzarlo e per permettere a quel contenuto di continuare ad esistere, l’adsense di google non basta. E’ un dato di fatto.
Per poter monetizzare quel contenuto, c’è inevitabilmente bisogno di includerlo in canali di distribuzione di massa. Questo implica che il contenuto costruito per essere distribuito in una precisa modalità, debba inevitabilmente cambiare, perchè cambia il mezzo in cui esso viene distribuito (McLuhan)…o magari, come accade in Current, è il mezzo di distribuzione che si avvicina a quel contenuto contenuto il più possibile.
Morale della favola? Il contenuto generato e distribuito dal basso (è questa la simbiosi dominante nell’idea di inizio secolo), non può vivere perchè non saprebbe come farlo.
I contenuti generati dal basso esistono ed esisteranno (non è un caso che dico questo su un blog), ma così come per la musica, per la fotografia, per i contenuti puramente testuali o per i video, ciò che cambia è la distribuzione e di seguito quindi, in parte anche il messaggio.
I contenuti interessanti e di qualità che si trovano in giro, esistono fintanto che chi li produce è in grado di sostenerli economicamente. Se questo smetterà di succedere, aimè, anche quei contenuti smetteranno di essere prodotti, così come già è successo in molti casi.

Diverso, come ho scritto, è parlare di strumenti Web in grado di connettere persone. Questo blog, come tantissimi altri, è il primo strumento dell’era 2.0 che ha permesso più che generare contenuti, di permettere la creazione di un network di persone, ed è sostenibile perchè ho la possibilità di sostenerlo autonomamente senza il supporto di pubblicità. Capita però che non riesca ad essere costante, che non riesca ad offrire un prodotto frequente e approfondito, per cui lo abbandono a momenti. Se dovesse capitare che la spesa (economica e d’impegno personale) dovesse crescere, probabilmente questo blog smetterebbe di esistere.
Vimeo, come youtube e come tutte le altre piattaforme di videosharing, stanno cambiando radicalmente rispetto al modello iniziale. A tal proposito non è un caso se youtube a distanza di anni non sia in grado di monetizzare abbastanza da sostenere le spese, mente Hulu in pochissimo tempo abbia già generato abbastanza revenue da superare youtube come volume di affari.
In questo caso il contenuto è un fattore decisivo."</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao,<br />
ti riporto la risposta che ho dato nei commenti che in punta proprio a spiegare che indipendentemente dal contenuto di qualità o meno, senza la parte alta della coda di Anderson, quel contenuto, anche se ottimo, morirà. Sono tra l&#8217;altro convinto che quella della &#8220;punta dolce&#8221; sia una teoria molto molto più opportuna di quella di Anderson. Ne parlavo qui <a href="http://estrablog.net/2007/06/06/evoluzioni-teoriche-dalla-coda-lunga/" rel="nofollow">http://estrablog.net/2007/06/06/evoluzioni-teoriche-dalla-coda-lunga/</a></p>
<p>Qui il commento:</p>
<p>&#8220;L’UGC ha permesso la creazione di nuovi format distribuiti in modalità del tutto nuove, ma la teoria di Anderson, che ritengo in parte superata, non permette alle nicchie di sopravvivere autonomamente. Il contenuto di nicchia non può esistere fintanto che qualcuno non lo avrà monetizzato. Per monetizzarlo e per permettere a quel contenuto di continuare ad esistere, l’adsense di google non basta. E’ un dato di fatto.<br />
Per poter monetizzare quel contenuto, c’è inevitabilmente bisogno di includerlo in canali di distribuzione di massa. Questo implica che il contenuto costruito per essere distribuito in una precisa modalità, debba inevitabilmente cambiare, perchè cambia il mezzo in cui esso viene distribuito (McLuhan)…o magari, come accade in Current, è il mezzo di distribuzione che si avvicina a quel contenuto contenuto il più possibile.<br />
Morale della favola? Il contenuto generato e distribuito dal basso (è questa la simbiosi dominante nell’idea di inizio secolo), non può vivere perchè non saprebbe come farlo.<br />
I contenuti generati dal basso esistono ed esisteranno (non è un caso che dico questo su un blog), ma così come per la musica, per la fotografia, per i contenuti puramente testuali o per i video, ciò che cambia è la distribuzione e di seguito quindi, in parte anche il messaggio.<br />
I contenuti interessanti e di qualità che si trovano in giro, esistono fintanto che chi li produce è in grado di sostenerli economicamente. Se questo smetterà di succedere, aimè, anche quei contenuti smetteranno di essere prodotti, così come già è successo in molti casi.</p>
<p>Diverso, come ho scritto, è parlare di strumenti Web in grado di connettere persone. Questo blog, come tantissimi altri, è il primo strumento dell’era 2.0 che ha permesso più che generare contenuti, di permettere la creazione di un network di persone, ed è sostenibile perchè ho la possibilità di sostenerlo autonomamente senza il supporto di pubblicità. Capita però che non riesca ad essere costante, che non riesca ad offrire un prodotto frequente e approfondito, per cui lo abbandono a momenti. Se dovesse capitare che la spesa (economica e d’impegno personale) dovesse crescere, probabilmente questo blog smetterebbe di esistere.<br />
Vimeo, come youtube e come tutte le altre piattaforme di videosharing, stanno cambiando radicalmente rispetto al modello iniziale. A tal proposito non è un caso se youtube a distanza di anni non sia in grado di monetizzare abbastanza da sostenere le spese, mente Hulu in pochissimo tempo abbia già generato abbastanza revenue da superare youtube come volume di affari.<br />
In questo caso il contenuto è un fattore decisivo.&#8221;</p>
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