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Joost

Gennaio 16 2007  |  in Visioni, Web, p2p

screenshot joostIl progetto di iptv dei creatori di Skype, fino a ieri conosciuto col codename di The Venice Project, da oggi ha un nome e un sito web definitivo: Joost.
Sul sito sono disponibili vari screenshot di questo software ancora in beta chiusa e quindi non disponibile a tutti. Si spera che la beta venga estesa rapidamente, siamo in molti ad essere curiosi di provare quello che promette di essere la soluzione all’annoso problema del non poter avere contemporaneamente il meglio dell’esperienza di streaming e il meglio dell’esperienza del download dei video. Joost usa una tecnologia basata sul peer-to-peer per distribuire canali video full screen come in una normale tv, ma con tutto il possibile armamentario di social applications disponibile ad oggi. I primi screenshot per gli sfigati (come me) che ancora non hanno potuto provare l’esperienza diretta del software, danno la chiara sensazione del concetto di una TV simile ad un gioco mutiplayer (tipo Second Life, per capirci). Immagini a tutto schermo e varie funzionalità disponibili on screen.
Sono curiosissimo, invitatemiiiiii!

Il blog che invece, forse, è.

Novembre 7 2006  |  in Mondoreale, Parole, Web

Vittorio Zambardino parla del mediawatching e dice, tra le altre cose:

Nessun blogger “accompagna” il discorso pubblico dei giornali e della tv con un controcanto davvero critico

Vorrei dire qualche banalità su questo.

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A passeggio in Second Life

Novembre 2 2006  |  in Visioni, Web, virtuality

A passeggio in Second Life Ecco qua il mio simulacro a passeggio su Second Life, sotto l’altisonante nome Lauren Nagorski. A dire la verità per ora c’ho capito poco e nulla, ma intanto mi sono divertito a farmi somigliare il più possibile l’avatar. Se qualcuno gira da quelle parti, me lo faccia sapere!

Soldi alla politica e web 2.0

Novembre 2 2006  |  in Mondoreale, Politica, Web

Da ProgrammableWeb scopro Follow the money, una interessantissima iniziativa web dell’Institute on Money in State Politics. Il sito oltre a tenere meritoriamente traccia dei contributi economici ai politici USA in tutti i 50 stati dell’unione e rendere tali dati facilmente ricercabili online, mette a disposizione di tutti queste preziose informazioni sotto forma di API. Cosa vuol dire per i profani? In sostanza, sfruttando questo meccanismo di interfacciamento, chiunque può sviluppare un sito che utilizzi questi dati in modo creativo, come fa Frappr con Google Maps o l’incredibile VirtualPlaces che propone un applicazione web che incrocia dati provenienti da Alexa, Amazon, FeedMap, Flickr, ecc. Ad esempio, incrociando Google Maps e Follow the Money, si possono creare mappe che mostrano i finanziamenti ai politici in forma visuale, oppure si possono sviluppare siti web dedicati a singoli candidati alle prossime elezioni, con trasparente esposizione dei nomi dei finanziatori, ecc.

Mi pare una operazione di straordinario valore, che mostra come il web 2.0 sia molto di più di qualche nuvoletta di tags e un po’ di grafica spartana fatta di titoli in Arial corpo 24; è soprattutto un insieme di tecnologie ed approcci che ci consegnano l’occasione di prendere l’enorme quantità di informazioni presenti su Internet e renderle socialmente significanti. Ve lo immaginate un sito del genere in Italia?

Il tuo taglio si intona con la Tigra?

Novembre 1 2006  |  in Mondoreale, Web, marketing

Strane campagne di marketing: in Germania, la Opel lancia www.total-verfoehnt.de, un sito il cui scopo è verificare se il vostro taglio di capelli si intona con la nuova Opel Tigra Twin Top. Chissà a me cosa direbbero…

Iscrybe. Calendario. Reloaded

Ottobre 21 2006  |  in Web

Sta per essere lanciato nella webduepuntozerosfera un’attrezzo infernale che prenderà il nome di Iscrybe, e che promette di far faville (magari a me farà ricrescere i capelli). Cos’è? Un calendario online. Tutto qua? Maddeche.

Tanto per cominciare è fighissimo, e questo non guasta. Solo il concetto di fluidcontext (isolare dal contesto e evidenziare l’elemento d’attenzione) basta per un applauso, vedere funzionamento nel video di preview. Ma ciò che veramente fa saltare sulla sedia è che funziona perfettamente anche offline, per poi preoccuparsi di sincronizzare i dati presenti sul server al primo successivo accesso. Oltre a tutto questo, Iscrybe offre anche la possibilità di aggiungere alle note praticamente qualunque contenuto multimediale con semplici drag&drop.

Che volere di più da un calendario (ma direi anche da una qualsiasi applicazione) online? Che mi faccia ricrescere i capelli. Capelli 2.0.

Sono un Fonero

Ottobre 19 2006  |  in Mondoreale, Web

La FoneraDa stamattina sono ufficialmente un Fonero ! Cos’è FON? FON è la più grande WiFi community nel mondo. I membri di FON condividono il proprio accesso casalingo ad Internet, e in cambio utilizzano gratuitamente l’accesso condiviso da uno qualunque degli altri Foneros nel mondo. La condivisione avviene grazie al router Fon (La Fonera), che in tutta sicurezza divide la banda privata da quella condivisa, per evitare problemi. Se si condivide la propria banda, non si paga niente per l’accesso a quella degli altri Foneros. Se non si è Foneros, si pagano 3 dollari al giorno per utilizzare la banda dei Foneros (e parte degli introiti finiscono in tasca a chi condivide la propria banda, ça va sans dir). Grazie a questo modello, il router costa solo 5 euro, rendendo l’acquisto possibile a praticamente chiunque possegga un accesso a internet sul pianeta, oppure è possibile scaricare gratuitamente gli aggiornamenti per alcuni router già esistenti per diventare Foneros senza costi. Tra micropagamenti per gli accessi, diffusione capillare dei router e vari altri introiti indiretti (il futuro portale, la community, ecc), e assenza di costi infrastrutturali, il business model sembra essere assolutamente win-win (pulito, sostenibile, orizzontale), e la potenziale larghissima diffusione spiega anche l’investimento massiccio di Google e Skype su FON.

Alcuni sollevano dubbi sul reale senso sociale del progetto, domandandosi se non sarebbe meglio spingere sulla creazione di network wi-fi pubblici creati dalle singole amministrazioni comunali. Il mio cinismo mi spinge a dire che si, forse in un mondo ideale e pieno di gente per bene si può camminare tutti insieme mano nella mano e credere che è possibile avere dei governanti disinteressati che possano mettersi d’accordo e usare le nostre tasse per creare accessi wireless liberi e gratuiti, ma non ci credo. Nononono. Noooo. Non ci c-r-e-d-o. Pegniente. Credo invece al fatto che una società che nasce per fare profitti, comprenda finalmente che è più intelligente e più remunerativo impostare un modello davvero utile e aperto, possibilmente senza sfruttare i bambini taiwanesi o cambogiani (a proposito, ‘ndo se produce La Fonera? Cina, Taiwan? Diritti umani?). Al netto di questo, il modello può essere davvero vincente, e peraltro integrabile con qualunque episodio municipale di copertura wi-fi.

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