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8 modi per usare Twitter professionalmente

Marzo 16 2007  |  in Web, marketing

Anne Zelenka, si prende la briga di rispondere alle critiche di Mat Balez sull’effettivo valore di Twitter, compilando una lista di 8 modi per usarlo professionalmente. Si tratta di una lista assolutamente interessante e non pretestuosa (e poteva starci, siamo uomini di mondo e conosciamo il marketing 2.0), che illustra in modo lineare quanto sia diverso il senso di Twitter da quello di un IM o di qualsiasi altra piattaforma di blog, e forte la sua connotazione di driver fondamentale di quella zona grigia tra il personale e il professionale, che sembra diventare sempre più ampia e sempre più decisiva.
Alla fine, non mi pare di dire una bestialità (o sì?), se dico che se Linkedin fosse un IM, sarebbe Twitter… (oddio, c’ho detto)?

Leggete la Zelenka va, è meglio….. :-)

Il blog lo fate voi. Ma anche no.

Marzo 15 2007  |  in Parole, Web

Leggo con curiosità la frase del pezzo di Carlini in edicola sul Manifesto di domani, citata da diversi blog in queste ore:

Sulle forme della democrazia e ancor più sull’illusione del voto in rete su ogni possibile decisione, la discussione è finita da tempo, dopo le ventate tecno-utopiche dei primi anni ‘90 e chi frequenti l’insieme dei blog, specialmente quelli italiani, potrà avere conferma di quanto poco discorsiva, colloquiale e spesso vuota sia la suddetta blogosfera. Noterà come molti autori siano monomaniacali, autoreferenziali e autocitantesi, sovente pronti all’insulto, approssimativi nei giudizi. Persino alcuni tra i migliori giornalisti, da anni nel mestiere e nella rete, quando bloggano, si sentono in dovere di sfoderare fastidiosi toni colloquiali in prima persona, tipo «ho pensato che», «mi arriva una telefonata da ». Ma fai il tuo mestiere, viene da dire: dammi le notizie e il loro contesto, ché delle tue telefonate mi importa assai.

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Mah si, boh, poesse.

(disclaimer on): Io (io!) non sono nessuno per giudicare ciò che scrive Carlini, ci mancherebbe. (/disclaimer off) Però ho la sensazione che faccia un po’ di tutt’erba un fascio, una brutta abitudine già nota (in generale eh, mica mi riferisco a Carlini), data magari dalla casualità di essersi imbattuti in due o tre cose un po’ tronfiette (giacchè ce n’è, ed è innegabile) qua e là per i blog, che conduce inesorabilmente all’irrefrenabile bisogno di essere un po’ tranchant.

A parer mio (e stica**i), è possibile che il giornalista noto possa anche approfittare del blog per trasformarsi in autoproclamato opinion leader e comportarsi come tale (ahem). E’ possibile che alcuni pontifichino o stronzeggino in modo forse davvero esagerato. Però alla fine la realtà è che questa piccola massa di persone che in comune hanno solo il formato in cui scrivono, contribuisce tutta a dare vita ad una informe ma significativa (per strumenti di là da venire) massa di umori, tanto più sensata quanto più diretta, sgrammaticata e immediata. Il problema reale, e chi commenta, chi giudica, chi reagisce, chi si indigna, chi qui, chi là, chi su e chi giù.

Basta col parlare di blog, eddai. Fatelo, il blog. Come vi pare. Ma fatelo voi.

Ops, accidenti, ma l’ho fatto anch’io! Allora sono incoerente!

Pro-am journalism, ok, ma come?

Marzo 15 2007  |  in Parole, Web, ugc

Zero AssignmentLo sponsor è notevole (Wired). L’idea di fondo è di quelle che possono funzionare: story covering basato su contributi user-generated nell’ambito di un assignment e di un coordinamento editoriale ben preciso (lo potremmo chiamare open source journalism valorizzato). Lo staff è coordinato da un tal Jay Rosen, uno che ne sa e che ci sa fare. Peccato però, peccato davvero, che Assignment Zero (questo il progetto) sia un sito confuso, incomprensibile, e di bassissima affordance. Insomma, si capisce cosa hanno in mente di fare, ma non si capisce per niente come hanno intenzione di farlo. Provate a inseguire uno dei percorsi (ma sono percorsi?) possibili a partire dalla homepage. A un certo punto, a meno che non siate molto più intelligenti di me (il che è possibilissimo naturalmente, ma tagliar fuori l’average user mi sembra un’inutile snobismo, o una stronzata), vi perderete inesorabilmente.
Siti come questi, nel 2007, sono un errore inaccettabile per gente che il web l’ha messo in piedi quando ancora era roba da scienziati folgorati sulla via di Damasco. O sbaglio?

Rifamolo! (Italia.it 2.0)

Febbraio 26 2007  |  in Politica, Web, barcamp

Partita l’idea di riprogettare Italia.it BarCamp style: RitaliaCamp!

Le interviste di Dolmedia al BarCamp

Gennaio 24 2007  |  in Eventi, Mondoreale, Web, barcamp

Ecco le nostre interviste al RomeCamp, caricate su YouTube.

RomeCamp

Gennaio 21 2007  |  in Eventi, Web, barcamp, photoblog

Bella giornata ieri al Linux Club, dove si è svolto il RomeCamp. Atmosfera rilassata e disinvolta, un sacco di bella gente e tanto entusiasmo geek, l’inevitabile caos che poi è anche il bello dei BarCamp, insomma tutti gli ingredienti giusti per conoscersi, far circolare le idee, e tornare a casa arricchiti di una bella esperienza e di un bel fagotto di biglietti da visita. Io sono stato per lo più impegnato con la mia dolmedia a streammare 8 ore di una diretta caotica quanto il RomeCamp stesso, basata sull’idea di affrontare la contemporaneità degli interventi utlizzando la regia per “saltellare” da una stanza all’altra e di arricchire il tutto con le interviste lampo della brava e graziosa Elisabetta Locatelli. Giusto un’idea di possibile lettura dell’evento, che ci auguriamo sia stata gradita a quanti ci hanno seguito anche solo in parte. Nei prossimi giorni pubblicheremo qua e là (sarò più preciso, ovviamente) tutte le interviste effettuate, e se l’audio non è venuto troppo male, anche i frammenti degli interventi raccolti.
Carino anche il postcamp al Pastarito (nella foto di Mizionom il pelato sono io, accanto all’ottimo Gaspar).

Grazie a Fabio per l’enorme lavoro, al LinuxClub per l’ospitalità e la disponibilità, e alla sconosciuta bellissima ragazza bionda del Linux (chi sei?) che ha ordinato la pizza il venerdi sera mentre montavamo la regia e stendevamo 150mt di cavo video, e che però sabato non si è vista…

Alla prossima!

Why Apple makes me cry

Gennaio 16 2007  |  in Parole, Visioni, Web

Vi prego, leggete questo articolo su Wired, dove Momus cerca di spiegare in primo luogo a se stesso la reazione di commozione di fronte ai keynote di Jobs, quest’ultimo dell’Iphone in particolare.

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