• home
  • mondoreale
  • fuorionda
  • vitedigitali
  • internet tv
  • arti

Vitedigitali

Un blog per la Strada Sociale di Monteverde

settembre 26 2008  |  in Vitedigitali

Il mio amico Alessandro mi segnala il rilancio del blog di Strada Sociale, e accolgo volentieri il suo invito a parlarne un po’.

Via A. Toscani, nel quartiere romano di Monteverde, è la prima strada dell’economia sociale a Roma, che ospita oggi dieci servizi sociali e quattro attività commerciali gestite da imprese sociali che propongono il commercio equo, prodotti biologici, una libreria settoriale, un bar, attività culturali e di informazione e sensibilizzazione su temi sociali, sull’ambiente, sulla cooperazione e la solidarietà internazionale. Le attività commerciali sono sempre orientate all’integrazione lavorativa di soggetti “deboli”, all’affermazione di “prodotti solidali”, alla promozione di iniziative di cooperazione internazionale.

Mediante un lavoro di rivisitazione anche architettonica dei luoghi occupati, tutti i cittadini, anche auto-organizzati, utilizzano oggi spazi originariamente “separati” e destinati esclusivamente alle cosiddette “fasce deboli”.

Tutto questo è Strada Sociale, un progetto al cui centro c’è una intensa attività di coinvolgimento e inclusione che mai come in questo caso si può e si deve definire social, declinata su vari strumenti web 2.0 proprio grazie al lavoro di Alessandro.

Il blog di Strada Sociale.

Geotag: Via A. Toscani

Liberi dalla scrivania?

settembre 25 2008  |  in Vitedigitali

Quattro giorni trascorsi in casa per colpa di un influenzetta mi sono stati utili per constatare ancora una volta che, a meno che non si abbia materialmente bisogno di manovrare macchine specifiche e non connesse alla rete, o che non si debba discutere vis-a-vis con un cliente, ormai c’è davvero pochissimo che costringa alla presenza fisica in ufficio.

Chiunque abbia avuto modo di lavorare in epoca pre-internet sa bene quali incredibili passi avanti sono stati fatti in dieci anni, e con quale velocità esponenziale se ne continuano a fare. Gli strumenti non mancano quindi, e probabilmente la grande maggioranza delle persone desidera davvero evitare non tanto il dover essere in ufficio, quanto il dover essere tutti i giorni nello stesso posto. Ma allora come mai non riusciamo a svincolarci dal luogo fisico di lavoro?
Qualcuno ritiene sia un problema di dimensione dell’azienda. Certo, una grande azienda può avere maggiori difficoltà ad organizzare il lavoro se tutti sono delocalizzati; ma è indubbio che questo problema affligge anche (se non di più) società di media-piccola dimensione.
Qualcuno pensa sia un problema di alfabetizzazione tecnologica. Certo, gli strumenti devono essere condivisi, altrimenti cade il concetto stesso di collaborazione remota. Ma queste resistenze sono spesso ben visibili anche in società medio-piccole fortemente net-savy.

Cos’è che manca allora per liberarci dal giogo della scrivania fisica? Molto probabilmente manca una cosa che si chiama predisposizione culturale all’innovazione, ovvero un sistema fatto da tre architravi ineludibili: organizzazione, fiducia/coraggio, e orientamento al risultato/obiettivo (le ultime due riassumibili probabilmente nel concetto esteso di meritocrazia). E mi pare di poter dire che la cultura italiana (aziendale e non solo) si basa esattamente sui tre architravi opposti (disorganizzazione, diffidenza, e orientamento al tempo di lavoro), che peraltro si annodano l’uno con l’altro in una terribile spirale viziosa.

Caro Luca De Biase, ti scrivo questa mia…

settembre 19 2008  |  in Vitedigitali

Caro Luca,

come spesso accade, anche questa volta un grande evento pubblico dedicato alla blogosfera (la Blogfest) ha avuto una lunga coda polemica. I temi sono più o meno sempre gli stessi da anni (blogger di serie a e blogger di serie b, autoreferenzialità, ecc. ecc.), ma mai come in questo caso i commenti sono risultati generici e scarsamente circostanziati, segno evidente di un complesso malcontento di fondo, accumulato da tempo, su cui forse può essere utile elaborare qualche riflessione leggendo fra le righe dei post in questione.

Ho deciso quindi di rivolgermi a te, che da tempo rappresenti non soltanto una delle voci più lucide tra gli analisti della rete e del suo impatto sulla società moderna, ma anche un animatore/moderatore di tanti incontri e confronti fra blogger e non-blogger (giornalisti, imprenditori, ecc), per tentare di isolare una delle leve principali di questo malcontento, e individuare possibili soluzioni.

In questi ultimi tempi (un anno, forse) abbiamo assistito a due fenomeni paralleli molto veloci che probabilmente hanno contribuito ad aumentare il gap fra la blogosfera tutta (intesa come anima collettiva liquida), e un numero ristretto di blogger (20 o 30).

1. L’avvio di nuovi servizi web (twitter e friendfeed e tumblr su tutti, ma anche facebook ed altri social network più o meno di nicchia e più o meno noti), ha fluidificato l’ecosistema digitale sganciando i contenuti dai blog e facendoli circolare più rapidamente e più velocemente.

2. Le aziende, grazie anche al lavoro di evangelizzazione di alcuni blogger molto bravi, hanno capito la necessità (formale o sostanziale che sia) di confrontarsi con la parte abitata della rete, e sono iniziati una serie di incontri con un numero limitato di blogger scelti, forse inevitabilmente, fra i più letti e noti.

Non è difficile notare immediatamente la contraddizione insita in questi due percorsi: da una parte si rimescola e si livella tutto, e il contenuto vince (finalmente) sul contenente; dall’altra si identificano alcuni interlocutori fissi, la cui identità è definita da geometrie molto più lente di quanto non lo sia ormai il web (quello vero e dinamico). Questa seconda leva porta peraltro con se un grave vizio di fondo: la vecchissima convinzione secondo la quale occorre una categoria intermedia per elaborare e rendere più comprensibile e digeribile l’informazione, sia in input che in output.

Mi si obietterà che non si può (o non ancora) costringere Scott Jovane, o Bernabè, o Venturi, o chi per loro, a conversare direttamente con la blogosfera entrando a far parte di questo rapido processo di produzione, scambio e remixaggio di informazioni. O che non è possibile invitare diecimila, centomila persone ad un aperitivo informale. Vero.
Ma allora perchè non pensare a banali, persino vecchi strumenti di democrazia partecipativa, nell’ottica di identificare semplicemente dei rappresentanti che volta per volta vengano individuati tramite strumenti democratici e in rete?

Ecco quindi la mia proposta:

Ti chiedo formalmente di renderti promotore di due o tre incontri fra blogger ed imprenditori o AD dell’industria media o ict italiana, in cui i venti o trenta blogger coinvolti vengano volta per volta liberamente scelti e votati da tutti, senza nomination e senza macchianera award.

Un semplice form, dove io posso registrarmi e segnalare i tre personaggi che sento più vicini al mio pensiero, o di cui mi fido. Incluso me stesso, perchè no. Anche qui vedo un obiezione possibile: e se tutti votano un idiota? Benissimo. Al di là del fatto che credo molto nella selezione naturale e nella naturale responsabilizzazione di chi vive nella rete, almeno sui grandi numeri (chè il cretino ci scappa sempre), chi impedisce ad un cretino (che deve come minimo avere un blog, un nome e un cognome) di fare una domanda a Bernabè? Magari gliene scappa anche una più “tosta” di quelle che gli son state rivolte a Rovereto.

Se hai avuto la pazienza di leggere fin qui ti ringrazio, ed aspetto fiducioso una tua risposta.

Cordiali saluti

Fabrizio (biccio ) Ulisse

Temi caldi 1 / Vicky Gitto e l’idea della madonna

settembre 18 2008  |  in Vitedigitali

Premesso che non mi interessa (anzi mi disturba) la carta velina dell’indignazione a buon mercato, e quindi non vedo nulla di male nell’usare strumenti particolarmente provocatori per comunicare qualcosa di interessante, va detto che Vicky Gitto, nel suo dichiarare l’11 settembre “un’idea creativa della madonna” confonde sicuramente il mezzo con il fine. Al Qaeda ha semplicemente usato uno strumento estremamente rumoroso, ma aver cambiato la storia non è comunque sufficiente: non è stato raggiunto un obiettivo di comunicazione. In questo senso, le grandi dittature totalitarie (quelle che Debord nella Società dello Spettacolo chiamava “lo spettacolo integrato”) hanno raggiunto risultati migliori.
Vorrei solo aggiungere che, forse, la sua è stata un’idea creativa della madonna, visto quanto se ne sta parlando .. ;-)

Tra i video dell’advcamp girati da noi di dolmedia c’è anche l’intervento di Gitto.

Blogfester

settembre 16 2008  |  in Vitedigitali

Devi guardarti allo specchio e ammettere di aver sbagliato, perchè ancora una volta hai tagliato la vita con l’accetta segnando sulla lavagna le cose buone da una parte e quelle cattive dall’altra, anche se non lo vorresti fare mai. Lo sai, lo fai perchè è più facile, perchè a volte hai bisogno di segnare dei confini netti, perchè altrimenti ogni cosa ha sempre una sua spiegazione, un suo senso, una sua complessità, ed è una fatica enorme camminare in equilibrio sui significati delle cose.

Lassù, sotto una pioggia incessante, c’erano uomini e donne come te, che cercano faticosamente un percorso diverso da quello già scritto, e, nel cercarlo, corrono e barcollano, sorridono e imprecano, combattono e si difendono, amano, o fanno del male a se stessi e agli altri.

Scelgono, e per questo, come te, sbagliano continuamente.

Io, in mezzo a quella intensamente incerta e imperfetta umanità a Riva del Garda, mi sono sentito a casa.

(un saluto, un bacio, un abbraccio e una stretta di mano a nicolamattina, stefigno, suzukimaruti, beggi, pippawilson, squonk, emmebi, mantellini, sofi, zoro, elena e bloggo, lapaoly, mafe e vanz, lalui, saramaternini, camillomiller, massarotto, alessio iacona, alberto d’ottavi, luca conti, auro, elena, carlo brodo, domitilla, stered, kekkoz, sergio maistrello, daniela_elle, vincos, gaspar, zio bonino, Bru, tutte le belle sketchine, federico e marina… e tutti quelli con cui ho scambiato un sorriso sincero.)

Un “bravi!” a gianluca e ilaria.

E un abbraccio speciale a susan. Lei sa perchè.

Blogfest chronicles /1

settembre 13 2008  |  in Vitedigitali

Dopo un viaggio della speranza da Milano a Riva del Garda durato quasi 4 ore (pioggia incessante e pesantissima, TIR ovunque, automobili alla deriva), e dopo aver fatto fuori un paio di tranci di pizza quando ormai il livello di zuccheri nel sangue aveva raggiunto livelli allarmanti, mi sono fatto un giro per Riva per prendere confidenza col luogo. Le location all’aperto sono saltate causa maltempo, non è stato quindi facilissimo capire cosa stava succedendo in giro; per fortuna ho incontrato Zoro, che mi ha segnalato la presenza di un manipolo di blogger dedicati alla non facile impresa di mettere in difficoltà Bernabè, AD di Telecomitalia, presso il museo d’arte contemporanea di Rovereto. Altra pioggia, altri chilometri, e finalmente arrivo, ma per ascoltare solo le ultime due/tre domande (dalle cui risposte traggo la stessa conclusione di Nicola Mattina e Luca Conti).

Lascio il MART con Elena e torno a Riva, dove alla Spiaggia degli Ulivi incontro un po’ di gente e mi lascio sedurre senza opporre resistenza da un invitante buffet dove ho passato un paio d’ore di chiaccchiere. Incredibile la quantità di blogger storici che conosco e seguo da anni, ma a cui ho potuto stringere la mano solo ieri per la prima volta. Tanto per fare due o tre nomi: Sasaki, Suzuki, Mantellini, Personalità Confusa, e Emmebi!

La serata s’è conclusa in dissolvenza, si doveva raggiungere la festa di Camisani Calzolari, ma un po’ per stanchezza, un po’ per distrazione, alla fine mi son perso tutti e me ne sono tornato in albergo dopo aver accompagnato Enrica al suo hotel.

Un complimento a Gianluca Neri, niente affatto facile tenere sotto controllo un’organizzazione di questa dimensione anche per via del maltempo che ha reso tutto estremamente più difficile; qualche dubbio sulla non comodissima divisione fra Rovereto e Riva, ma in generale l’atmosfera m’è sembrata carina.
Un po’ di foto qui.

Ora ci vuole un caffè…:-)

RomeCamp2008, famolo sstrano

luglio 18 2008  |  in Vitedigitali

Invitato da Antonella, supero la recente ritrosia a parlare di robe blogosferico-barcampico-internettiane e dedico un post al RomeCamp2008, che si preannuncia un’evento davvero niente male, e dal quale mi sto già facendo coinvolgere convintamente nonostante i 4 mesi di distanza dal fatidico giorno (anzi due).

Antonio Pavolini ha già anticipato alcune delle riflessioni scaturite da un primo incontro con lui e con Luca Alagna, che nascono da un sentimento comune ben interpretato da Nicola e Vincenzo, ideatori dell’evento: c’è la volontà di sperimentare qualcosa di nuovo per ritrovare la spinta sociale dei primi mitici BarCamp, vista la tendenza recente ad allargare il divario fra il momento social (troppo tramezzin-cazzeggio-total) e il momento “impegnato” (troppo accademic-frontal-dupalle). Come superare questo gap, e (ri)portare la socializzazione nei momenti di circolazione delle idee? C’è bisogno di confronto, ovviamente, ma qualcosa che non siano le domande dal pubblico (ormai raramente polemiche e sanguigne). Io penso (e propongo) che la soluzione sia lavorare sulla formula del talk show, magari non trash come il Jerry Springer, ma sicuramente nemmeno pallosa come le noiosissime tavole rotonde da convegno. Leggi »

« Previous Entries
Next Entries »

Dintorni

  • Cos’è WOUQ*
  • Leggo e stimo

Archivio

Twitting



©2010 WOUQ*
Fondamenta WordPress con un'elaborazione di Gridline Lite.