Se ci soffermiamo a pensare all’idea di giusto e sbagliato che abbiamo coltivato fin da bambini, ci accorgiamo di percepire questa dicotomia su due livelli distinti: c’è il giusto/sbagliato in senso assoluto, poi c’è il giusto/sbagliato della pratica quotidiana, del sentire istintivo, quasi rassegnato. A differenza dei protestanti e della loro spietata morale interiore, l’italiano cresciuto nel triangolo chiesa, monarchia e mafia ha costruito la sua cultura intorno al concetto di peccato e perdono, esasperando il doppio passo fino alla sovrapposizione. L’equazione finale ci dice che l’italiano medio pontifica sui grandi valori (il giusto e lo sbagliato assoluti), ma è autorizzato a sbagliare perchè dio lo perdonerà, ma solo in misura della sua potenza e ricchezza (il giusto e lo sbagliato del quotidiano).
Ecco perchè, in un solo paese, riusciamo ad accettare l’esistenza di un presidente del consiglio pluri-inquisito che appena eletto fa sfornare una legge per bloccare i suoi processi, la condanna-farsa per le vicende di Bolzaneto, e l’accanimento cattolico nei confronti di Eluana, la donna in coma da 16 anni i cui genitori vorrebbero staccare l’alimentazione forzata. Ma anche un paese in cui l’albanese e il rom sono sporchi e cattivi e vanno puniti “a prescindere”, tranne Elvan che mi imbianca casa e Ana che mi fa le pulizie. Tu potrai anche essere laico, socialista, ateo, ma se guardi in fondo alla tua coscienza, anche tu troverai tracce di questo cancro.
Non mi sono mai piaciute le levate di scudi di un gran numero di persone allineate attorno ad un pensiero solo, magari modellato in modo grossolano. Sono diffidente per natura quanto vedo troppa gente pensarla nello stesso modo, semplicemente perchè non mi sembra naturale. E allora, in questa vicenda dell’azienda di arredamenti che ha fatto causa per diffamazione al giovane Sergio Sarnari per via di un post particolarmente avvelenato nei loro confronti, ho provato a ragionare a mente fredda, e a non pensare soltanto all’ovvio tema della libertà di pensiero e di informazione. (update: fatta salva assolutamente la solidarietà per Sergio, per questa vicenda mi legherei anche al Colosseo). Mi torna invece in mente la frase storica del Cluetrain Manifesto “I mercati sono conversazioni”. Leggi »
Prendo spunto dal breve pezzo di oggi di Gaspart, che rilancia un lungo, bellissimo post di Gilgamesh sulla vicenda del Myanmar. Il tema è semplice, quanto antico: le tragedie, specie quelle lontane dall’occidente, vengono lasciate indietro e dimenticate. Ma c’è un elemento forse nuovo in questa storia che nuova non è, su cui forse vale la pena di fare una riflessione in più: oggi abbiamo sia gli strumenti per evitare che ciò accada, sia per constatare che, in effetti, NON accade. Leggi »
Le avvisaglie le avevamo avute la sera del trionfo di Alemanno, quando una gran folla di scalmanati si riversava nelle strade del centro e sotto il Campidoglio inneggiando alla presa della città. Ma un po’ di sana lucidità mentale ci avrebbe consentito di vedere e capire ben prima, quando furbi populisti cavalcavano sonoramente fatti di cronaca per dipingere (e di conseguenza creare) uno scenario di terrore e paranoia. Come ampiamente prevedibile, il clima costruito ad arte sta cominciando a dare i suoi frutti, e un certo numero di giustizieri della notte, sentendosi spalleggiato da chi, per mesi, ha sdoganato l’intolleranza bieca e acritica per convenienza elettorale chiamandola libertà (paradosso dei paradossi), ha iniziato ad operare senza vergogna in giro per la città. Leggi »
Ho letto con curiosità e interesse la vicenda di Simone Brunozzi, 31enne programmatore italiano assunto da Amazon come evangelist per AWS Europe. E generalmente, ciò che leggo con curiosità e interesse si sedimenta, fermenta, e mette in moto sensazioni che prendono forma e carattere dopo qualche giorno.
La storia di Simone è semplice nella sua cinematografica complessità: ha scoperto l’esistenza di una posizione professionale che l’avrebbe finalmente potuto gratificare, si è reso conto di avere i numeri giusti per giocarsela, ha fatto tutto quello che (lecitamente) poteva per ottenere l’assunzione, e alla fine l’ha ottenuta. Ad una prima, superficiale lettura potrebbe sembrare la storia di un qualunque ragazzo rampante ed arrivista che cerca di perseguire un obiettivo di carriera
Ma a ben leggere, è proprio la complessità di questa storia che cela fra le righe ciò che veramente le dà un senso diverso. Leggi »
Simone Legno, designer romano, a 25 anni ha raccolto tutto il suo coraggio ed è partito per gli USA, da dove ha conquistato il mondo con Tokidoki, il suo marchio legato alla moda. Oggi, a 30 anni, è tornato in italia per incontrare per la prima volta i suoi fans, e i giovani studenti che stanno tentando la sua stessa strada.
In quella occasione ho incontrato lui, i suoi fans, e il team vincitore del progetto di co-marketing, e ne è venuto fuori questo racconto.
Nel 2006 ho realizzato un documentario sul Cart06, una mostra laboratorio a cielo aperto che viene presentata a Crespina ogni due anni. Fra le varie installazioni mi colpì molto quella di Francesco Fragapane, forse per la sua crudezza mista al calore delle materie prime e primarie come il legno e il ferro. In questo brevissimo estratto dal documentario Francesco ci parla del suo lavoro .