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social network

Parte Knol, la Googlepedia

Dicembre 15 2007  |  in Voice over, social network

Rientro in rete dopo una giornata totalmente analogica, e scopro da Luca De Biase che Google sta lanciando una sorta di enciclopedia basata su pareri esperti (e remunerati) che si chiamerà Knol (=unit of knowledge). Un modello simile a Wikipedia, ma con la notevole differenza data dalla firma dell’autore, e dalla concorrenzialità tra gli stessi (“for many topics, there will likely be competing knols on the same subject. Competition of ideas is a good thing.“).

Leggo in giro pareri poco inclini a giudicare positivamente l’iniziativa, o quanto meno a considerarla come killer di wikipedia (vedi blgosfere.cultura, Quintarelli) oppure pareri entusiasti (Web e Conoscenza). Io credo che, col classico senno di poi, ci si poteva aspettare una mossa del genere da BigG, e mi aspetto anche un grande successo da questo prodotto. E credo sia anche una buona cosa.

Il successo di modelli di business basati su sistemi che raggiungono il non facile risultato di far girare soldi intorno a strumenti di informazione e conoscenza condivisa, è molto importante per il futuro della rete, ed è la dimostrazione che i social media hanno completamente staccato la vecchia dinamica di comunicazione one-to-many. Se i nostri quotidiani online, o i siti politici, imparassero la lezione, faremmo un grande e deciso passo avanti.
Chiaro, come tutti i sistemi che dipendono dagli abitanti della rete, va da sè che molto del valore collettivo di Knol dipenderà dall’uso che se ne farà. Ma l’idea in sè che qualcuno con un nome e un cognome possa spiegarmi una cosa che non so mi pare molto positivo.

Il tuo blog come carta d’identità

Dicembre 12 2007  |  in 3.0, Web, social network

Un’interessante post di Anna Zelenka su GigaOM discute la possibilità che il proprio blog basato su un’installazione di Wordpress (e aggiungerei, qualunque altra presenza strutturata personale in rete) possa diventare un nodo di quel social networking distribuito di cui tanto si discute in questo periodo (vedi The Social Graph problem di Brad Fitzpatrick), citando gli esperimenti di Steve Ivy (vedi DiSo) per esporre la propria contact list verso altre community.

In sostanza, perchè registrarsi in duecentomila social network e ogni volta riaggiungere i propri amici? (citando Brian Clark, “è come ristrutturare la cucina di una casa in affitto”). Beh, la risposta (shortsighted) è semplice: ogni social network tira acqua al suo mulino. Ma in effetti, cosa succederebbe se io potessi partire dalla mia identità online rappresentata per (buon) esempio da un blog, e potessi associare la mia identità (open ID, amici, ecc) a vari social network? Succederebbe che l’attività di social networking sarebbe in generale più elevata, e che il focus di ognuno di essi sarebbe il contenuto e il plusvalore offerto. Il numero di utenti “associati” conta quanto il numero di utenti “registrati”, quindi il tema della patrimonializzazione del proprio asset è salva; inoltre, la social network portability risolverebbe la barriera d’ingresso della registrazione e dell’avvio della propria attività in ogni nuovo luogo virtuale.

Certo, è possibile che un approccio di questo tipo finisca col privilegiare le community fortemente tematizzate (come Last.fm) a danno di quelle più generaliste (Myspace, Facebook), ma mi pare difficile riuscire a contrastare un fenomeno che da’ la sensazione seria di voler prendere piede e di diventare quello che già si chiama web 3.0.

Naymz

Dicembre 2 2007  |  in Web, social network

Vedi quant’è brava Elena, io ricevo l’invito di Giovy ad iscrivermi Naymz, lo accetto, mi iscrivo e basta. Lei fa lo stesso, ma poi ci fa su un bel post. E vabbè, io ho smontato e rimontato un armadio, vale?

Comunque, Naymz potrebbe essere una valida alternativa a Linkedin, anche se francamente mi pare abbia un’apparenza un po’ fredda e cheap. Interessante il repscore, meccanismo di punteggio reputazione che cresce all’aumentare delle azioni virtuose dell’utente (banalmente, anche confermare l’email fa guadagnare punti), un po’ banali le premium features per le quali chiedono quasi 5$ al mese.

Per ora Linkedin mi pare inarrivabile. Vedremo.

Wordbook

Novembre 30 2007  |  in Blogging, social network, vite digitali

Provo Wordbook, un plugin per fare cross-posting da un blog basato su Wordpress al proprio account di Facebook. E meno male che stavo diventando un luddista..

Gli screenshot di Moma, l’Intranet di Google

Novembre 28 2007  |  in Web, social network, vite digitali

Per i curiosi, questo post su blogoscoped mostra screenshot di Moma, l’intranet di Google, con dovizia di descrizioni. Ci sono alcuni particolari curiosi, come il Google Percent, un’applicazione che mostra quanti impiegati sono più “freschi” d’assunzione rispetto a un qualsiasi altro impiegato, oppure la ricca e dettagliatissima ricerca interna.

Facebook su TG1

Giugno 25 2007  |  in social network

Ritorno a scribacchiare sul blog, spendendo due cents a proposito del pezzo sul Tg1 dedicato a Facebook (vabbè da qualche parte bisognerà pure ricominciare).

Sono fra chi è convinto da tempo che è necessario tarare il linguaggio sull’ascoltatore, quindi nessuna critica alla semplificazione o alla superficialità: dovremmo ricordate che essa è tale solamente per chi vive la rete quotidianamente come noi. Anche frasi come “Vannucci avrà fatto il suo meglio” (cito dai commenti sul sito di Luca) sono assolutamente fuori luogo; provateci voi a fare un servizio su Facebook di 1′20″ per il Tg1 delle 20, e poi ne riparliamo.

Fatta dunque la tara, mi pare di poter sottolineare due aspetti che considero giornalisticamente errati. Il primo è l’uso del termine “realtà virtuale”. La realtà virtuale è semplicemente un’altra cosa, e associarla a Facebook potrebbe ingenerare disorientamento nello spettatore. Meglio sarebbe stato, se necessario usare una metafora simile, affidarsi al termine “spazio virtuale”. L’altro errore è l’insistenza, a livello di sottotesto (musica, immagini, tono generale), della proposizione di facebook come di un sito di dating.

Questo aspetto rimane in testa allo spettatore forse più di altro, e questo è un peccato.

Fabbriche di social networks

Maggio 8 2007  |  in Geekness, Web, social network

Dopo ning.com, anche me.com lancia un servizio che consente di creare il proprio social network. Le caratteristiche sono più o meno simili, anche se me.com sembra effettivamente più orientato al cloning di MySpace, come giustamente fa notare Kristen Nicole. Indubbiamente la “coda lunga” può portare al successo un sistema di communities fortemente di nicchia, ma continuo ad avere la sensazione che, con un approccio di questo tipo, difficilmente si potrà garantire lo stesso florido successo di newsgroup, forum e mailing list, che certo richiedevano un minore effort da parte degli utenti.
Ma attenzione, me.com è basato su un engine che si chiama Snapp, che prevede varie tipologie di servizio: da un’offerta free molto basic, fino al poter avviare un proprio social network completamente customizzato e brandizzato, fornito di apposite custom API.
Ecco, mi pare di poter dire che un sistema che preveda una reale interoperabilità con altri sistemi, possa a quel punto giovarsi di quell’energia distribuita (in entrata e in uscita) che può far crescere esponenzialmente una community molto oltre la capacità reale degli utenti che la animano, e può quindi decretarne un successo, anche se solo di nicchia, che non credo sia possibile in sistemi chiusi e autosufficienti.
O no?

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