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Novembre 30 2007 | in Blogging, social network, vite digitali
Novembre 30 2007 | in Blogging, social network, vite digitali
Novembre 15 2007 | in Blogging, Parole
Raccolgo volentieri la palla da Elena, giusto per riprendere un po’ i fili di una conversazione da cui manco da parecchio tempo.
Chi o cosa ti ha spinto a creare un blog?
La lettura del blog dei Eloisa (La Pizia) e di quello del Cavedoni nazionale, nati qualche mese prima del mio. Avevo siti personali da diversi anni, e quello mi pareva un modo nuovo di essere in rete. Era l’inizio del 2001, o giù di lì.
Il tuo primo post?
Eccolo qua. Più che un post, mi chiedevo ancora se scrivere in inglese o in italiano..
Il post di cui ti vergogni di più?
Mah, vergogna forse è troppo… diciamo che ce ne sono parecchi davvero ingenui, basta scorrere quelli del 2001 e del 2002 per rendersene conto :-)
il post di cui sei più fiero?
Anche “fiero” è un parolone.. diciamo che ci sono diversi post che sono contento di aver scritto, ma questo mi è rimasto dentro, e questo continua a rappresentare molto del mio blogopensiero.
Da chi ti piacerebbe ricevere un commento?>
I commenti mi piacciono sempre, specialmente quelli che mi fanno riflettere.
Giro la palla anch’io, senza fare nomi (non so chi l’ha già raccolto).
Novembre 14 2007 | in Blogging, Fuorionda
E’ sempre difficile ricominciare a scrivere sul proprio blog dopo mesi e mesi d’assenza. Quindi riparto da un post neutro, segnalando semplicemente a chi passa da queste parti (o chi annovera ancora il mio feed fra gli “aggregati”), che adesso ricomincio a bloggare. E non è una minaccia :-)
Maggio 22 2007 | in Blogging, Eventi, marketing
A causa di problemi di lavoro che hanno richiesto tutta la mia attenzione fino a tarda serata, ho dovuto saltare l’aperitivo Cisco al quale Lele Dainesi mi aveva gentilmente invitato.
Ho però seguito “di sguincio” gli accadimenti del 3jolie, scoprendo con piacere quella che, oltre allo scherzo del furto del mac di Beggi, è stata sicuramente la notizia della sera: l’arruolamento di Lele in Cisco in veste di uomo comunicazione.
Che dire? Sono sicuramente molto contento per lui, è un ragazzo molto in gamba, capace di coniugare professionalità, informalità e affabilità (cosa non sempre facile, specie in questo strano ambiente) tuttavia eviterei accuratamente di ricercare significati simbolici in questa vicenda. La blogosfera è un mondo colorato, allegro e stimolante, ma anche attraversato da competitività, invidie, individualismi, presenzialismi. La mia preoccupazione è che, sulla scia di questi importanti e certamente meritati risultati personali, si inneschi un pericoloso meccanismo che finisca col privilegiare la sola ricerca della visibilità personale a discapito di quella che, secondo la mia very humble opinion, è la vera forza della blogosfera: il suo essere una importante, numerosa, riflessiva e attenta comunità. Parte di questi meccanismi peraltro li abbiamo visti anche nelle piccole polemiche seguite all’invio del primo invito all’aperitivo Cisco alla lista di 100 selezionata da Lele.
Detto ciò, non voglio neanche però sembrare troppo naif: è normale che alcuni (pochi o molti non importa) cerchino di sfruttare i mezzi a loro disposizione per ottenere risultati personali (piccoli o grandi, non importa), ma continuo a pensare che esista una sottile e sfumata soglia che non dovrebbe essere superata, pena lo scioglimento al sole della vera forza dirompente di questa comunità pensante.
Entrando nel merito, credo che Cisco si stia muovendo in una direzione estremamente interessante, a condizione che non si tratti di un fuoco di paglia tanto per fare un po’ di scena, ma che vi sia “nei fatti” la volontà di confrontarsi (e che Lele diventi effettivo “tramite” di questo confronto) in modo più attivo con il pubblico più attento e maggiormente in grado di orientare le opinioni, in nome della ricerca di un equilibrio fra le ragioni del business e la ricerca della qualità e dell’innovazione.
Marzo 30 2007 | in Blogging, Eventi, barcamp
Domattina in Bicocca (Milano) c’è in programma il RitaliaCamp, un barcamp tematico dedicato alla discussione collettiva di redesign del portale Italia.it. Circa 250 persone sono già iscritte al wiki, e sono previste una cinquantina di presentazioni, la cui schedulazione sarà organizzata sul momento e sarà soggetta a variazioni nel più classico barcamp style.
Io sarò lì con due mie colleghe di dolmedia per girare il numero zero (dedicato ovviamente all’evento) di un nuovo format che lanceremo fra breve.
Marzo 23 2007 | in Blogging, Geekness, Mondoreale, barcamp
E’ cominciata con una chiaccherata di ieri su Twitter, protagonisti Lillizeta, Ezekiel ed io. Con il consolidato stile twitteristico asciutto ed efficace, si discettava della frequente necessità di noi 25-40enni di aiutare telefonicamente o dal vivo genitori affascinati dalla tecnologia e dalle promesse di semplicità di un mercato paraculo, che abbatte le barriere psicologiche di accesso ai nuovi media, per poi lasciare questi anziani giovanotti alle prese con parametri ppoe, incomprensibili messaggi d’errore, arcani requisiti di sistema, ecc. ecc. Ezezkiel, cazzeggiando dice: facciamo un BarCamp! ParentsCamp! Già, perchè no?
Accidenti, proviamo a metter su un barcamp dedicato ai nostri vecchi, facciamoli uscire di casa e portiamoli in un posto dove finalmente possono spiegare qual’è il problema, e soprattutto possono farsi spiegare da qualcuno di noi che, contrariamente a ciò di cui sono convinti (e mio padre ne è un esempio), non devono sentirsi dei vecchi rincoglioniti se il 90% delle applicazioni (su web e non) sono difficili anche per un ventenne smaliziato (ma avete mai provato a installare e usare il software per la dichiarazione dei redditi online?), o se continuano a credere che i messaggi di errore di Windows abbiano una qualche attinenza con ciò che sta accandendo in quel momento al loro pc.
E’ possibile (è possibile?) che il modo migliore per coinvolgere chi è tagliato fuori dai nuovi media sia tentare di farlo partecipare ad un incontro informale come solo i barcamp sanno essere, per scoprire che non sono soli, che ci sono altre persone che combattono con gli stessi problemi. Il risultato potrebbe essere una bella giornata per loro, e un prezioso insegnamento per noi tutti.
Marzo 21 2007 | in Blogging, Parole, Web, social network
Riprendo da Luca la citazione dal Chicago Tribune a proposito del minimal posting rappresentato da nuovi strumenti come Twitter e Tumblr.
Con Tumblr e Twitter i lettori sono come detective, intenti a comporre i brevi articoli per formare una fotografia mentale di chi sia l’autore, che cosa lui o lei pensi sia importante o fico, chi siano i suoi amici. L’autore, dall’altro lato, usa questi frammenti per mostrare, non raccontare, il suo mondo.
Forse mi sbaglio, ma penso che quello che sta accadendo non è tanto la nascita di un altro modo di comunicare, parallelo all’ormai consolidato blogging, quanto piuttosto una nuova ridefinizione del modo di comunicare, che potrebbe lentamente conquistarsi spazio e modificare strutturalmente la webosfera (e oltre), come accadde in seguito all’esplosione del blog come nuova formalizzazione di erogazione di contenuti.
I driver principali della rivoluzione del blogging sono stati senza dubbio due: l’abbassamento drastico della barriera d’ingresso, e la condivisione di struttura formale e tecnologia di supporto. L’effetto principale di questa rivoluzione, è stata la progressiva archiviazione del concetto di sito personale, ormai quasi completamente sostituito dal blog.
Già da tempo, sto seguendo con interesse sornione il dilagare di servizi di social networking, e già da tempo, constatando il fatto che in molti abbiamo account un po’ ovunque (digital traces le chiamava Derek Powazek), mi chiedo se non sia arrivato il momento di trasformare il nostro sito personale in una semplice mappatura di queste tracce digitali, che ci rappresentano più di quanto potremmo fare da soli in un solo sito, in luoghi dove più facilmente possiamo incrociare i nostri interessi con quelli di altri. Per intenderci: mettendo insieme gli account su Flickr, su Last.fm, su YouTube, su 2spaghi, ecc. ecc. emerge un profilo e una quantità di contenuti ampiamente sufficienti a dipingere e proporre la propria identità socializzante.
Bene, quel che penso ora è che Twitter e Tumblr potrebbero essere addirittura un ulteriore passo avanti: e se fossero i primi esempi di vettori delocalizzati delle tracce digitali della nostra identità socializzante, che potrebbero far perdere di senso anche il solo “possedere” un sito personale?.
Dopo tutto ciò, serve ancora un blog?