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Arti

Campo Testaccio

settembre 13 2006  |  in Arti

Trovato su Wikipedia un frammento dell’inno della Roma degli anni ‘30:

“Campo Testaccio ciai tanta gloria, nessuna squadra ce passerà. Ogni partita è ‘na vittoria, ogni romano è n’bon tifoso e sà strillà. Petti d’acciaio, astuzia e core, corpi de testa da fa ‘ncantà. Passaggi ar volo co’ precisione, vola er pallone che la rete và a trovà.”

I tempi cambiano

agosto 2 2006  |  in Arti

Sera. Caldo bestiale.

Ho parcheggiato lo scooter sotto casa, come sempre. E’ tardi per qualsiasi cosa, ma è presto. Dannatamente presto. Salgo a casa, poggio la spesa (birre, tanto stasera pizza) e cerco una pizzeria aperta. Non ci sono. Anzi no, una c’è, ma la fila arriva alla piazza del giardino dove mamme isteriche corrono dietro a nonne in avaria.

E’ arrivata la bestia, e durerà trenta fottuti giorni.

Niente pizza. Vabbè c’ho il tonno. Cara vecchia pasta col tonno, ‘na svolta sempre e comunque.
Ci vuole un film. Pizza no, ma film pefforza. Allungo il passo stanco sul lungotevere testaccio, dove residuati di pendolarismo di breve e lungo corso tornano alle loro case con aria sfatta per lo più.

Arrivo in videoteca, inserisco la tessera, skippo la schermata di pubblicità, metto il codice, film, lista completa. Cerca cerca. Cerca cerca. Che palle. L’ho visto. Non so cos’è. L’ho visto. Che palle. Che palle. Non so cos’è. L’ho visto.

Ah. Ecco. “Le invasioni barbariche“. Questo no, non l’ho visto. Perfetto. Una commedia francese è proprio quello che ci vuole.

Una commedia francese. Già. Come no.

Torno a casa. Dalla finestra della cucina le solite urla di cortesia dell’umanità che vive nel mio cortile. Vi odio. Metto la padella col soffritto. Brucio l’olio. Non me ne accorgo. Verso il pomodoro. Prende fuoco tutto. Sposto la padella. Fiammata. Olio bruciato e pomodoro ovunque. Tolgo la padella e la metto sotto l’acqua. Ricomincio tutto da capo. Tanto c’ho tempo. Avoja.

Nel frattempo la prima birra è partita. La pasta è fatta. La scolo, metto il tonno, verso la pasta, scaldo, faccio, sposto, accendo, giro, vabbè. Apro la seconda birra, metto il dvd, mi siedo sul divano. Gnam. Play

Una fredda dominante verde mi avvolge. Un professore universitario che ha amato la vita e suoi piaceri è malato terminale, e solo. Il figlio, affermato agente finanziario ripudiato dal padre, fa l’impossibile per far vivere al padre i suoi ultimi giorni in modo sereno, riportando tra l’altro intorno a lui tanti amici di vecchia data. I primi attimi di perplessità si trasformano in interesse sincero per un film compatto ed essenziale, senza sbavature, cinico quanto basta per raccontare
le debolezze, le complessità, le incoerenze, gli errori di due generazioni comunque sconfitte e comunque vittoriose, senza ridondanze e senza sentimentalismo, e proprio per questo splendidamente, magicamente umane. E poi, Marie-Josée Croze è b-e-l-l-i-s-s-i-m-a.

Il film finisce. Bevo l’ultimo sorso di birra. Mi alzo dal divano. Entro in cucina. Mi faccio strada fra residui di tonno, olio fritto sparso ovunque, frattaglie di polpa di pomodoro, bicchieri usati. Guadagno la finestra sul cortile.

Mi affaccio.

Vi amo, umanità di merda che non siamo altro.

Me and you e tutto il mondo gira

luglio 30 2006  |  in Arti

Un paio di giorni fa ho visto “Me and You and Everyone we know“, pellicola di debutto della filmaker Miranda July. Il film è delizioso e molto godibile, se si riesce ad entrare nella giusta lunghezza d’onda (per dire: se avete visto e apprezzato “Il favoloso mondo di Amelie” siete già un passo avanti, anzi, forse questo vi piacerà anche di più). Miranda interpreta una videoartista che si innamora di un commesso ai grandi magazzini, appena separato, e con due figli a carico. La trama del film è costruita su piccole storie concatenate fra loro, delicate, poetiche, vagamente deliranti, ma mai sopra le righe. Un piccolo affresco senza pretese, ma proprio per questo, giù dritto nel cuore. Miranda ha un blog ma non lo aggiorna da dicembre 2005 (ahi ahi). Autore della colonna sonora Michael Andrews (noto per lo score di Donnie Darko).

Le cicatrici dei cactus

luglio 30 2006  |  in Arti

Riguardando il materiale girato durante Cresperimentart, mi soffermo con piacere a riascoltare le parole di Francesco Fragapane, che così mi descrive la sua installazione “I cactus”:

I cactus sono immortali, si riproducono continuamente, tutti i segni che il tempo e che gli eventi fanno sul loro corpo rimangono, con delle cicatrici che si ampliano invece di sparire, sono forti, resistono senza acqua, resistono al freddo e continuano a riprodursi in tutte le situazioni.

Questa indefinita sensazione di barbarie

giugno 5 2006  |  in Arti

Non amo Baricco. Non mi piace come scrive, non mi è simpatico, non mi piace quello che racconta.

Vivaddio, se tutto piacesse a tutti, niente piacerebbe a nessuno.

Tuttavia sono da qualche tempo in guerra con i miei preconcetti, e ho quindi deciso di ascoltare il consiglio di una persona di buonsenso (mah), e ho scaricato e stampato i primi capitoli de “I barbari”, un non-romanzo pubblicato a puntate sulla Repubblica (cartacea e digitale).

Devo dire. Che però. Sto Baricco.

Il quale, buttati via i contenuti e asciugata la forma, si fa leggere con piacere, complice anche un argomento interessante affrontato in modo fortunatamente multiprospettico quanto basta perchè se ne possa parlare con qualche criterio: la barbarie che lentamente ma inesorabilmente conquista il nostro mondo, con dinamiche che prefigurano una mutazione di dimensioni epocali, paragonabile al Romanticismo o all’Illuminismo.
Detta così suona sufficientemente fanfarona da infliggere al nostro il colpo di grazia che tutti i suoi detrattori tenevano in canna per l’occasione giusta.

Invece.

Lo trovate qui.

Editors pictures

gennaio 23 2006  |  in Arti

Bel set di foto degli Editors in concerto al Rothko di New York sabato sera.

Fra Lippo Lippi

gennaio 8 2006  |  in Arti

Complice l’ultimo numero di Blow up, mi vien voglia di riascoltare In Silence dei Fra Lippo Lippi, un bellissimo disco di autentica new wave triiiiiiiiiiste e daaaaaaaark che al confronto i Joy Division facevano Merengue. Malinconia allo stato puro e solido. Da riscoprire, se vi regge la pompa.

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