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State of play

24 aprile 2009  |  in Arti | 1 Commento

Cercavo una buona occasione per tornare a scrivere sul blog, e me l’hanno fornita Vincos e Markingegno di Digital PR, che molto gentilmente mi hanno invitato all’anteprima per blogger di “State of Play”.

Sono arrivato alla saletta privata della Universal sulle ali di uno sturm & drang che si è abbattuto sulla capitale verso le 20 di ieri sera, portando con me uno spritz bevuto troppo in fretta, e un ottimismo sulla qualità del film parzialmente mitigato dalla preoccupazione di ritrovarmi di fronte alla classica americanata che finisce con l’inseguimento-e-conflitto-finale nel garage, ai docks, o in qualche capannone/magazzino. A dirla tutta l’inseguimento nel garage nel film c’era, ma non quando te l’aspetti, e con esiti tutt’altro che scontati. Che poi è la cifra del film: un prodotto d’intrattenimento di ottima fattura, con bravi attori, bella regia, e sceneggiatura non ricavata da qualche template prefabbricato, ma scritta con attenzione e mestiere, e con svariati risvolti anche di un certo peso.

Il film è incardinato su un’indagine giornalistica di una complessa situazione che vede coinvolto un deputato (Stephen Collins, interpretato da faccia di bronzo Ben Affleck al di sopra dei suoi standard consueti) alle prese con un’inchiesta governativa su un’agenzia di sicurezza privata (pensare alla Blackwater non è azzardato). L’indagine del Washington Globe viene avviata alla morte della collaboratrice (e amante) di Collins e affidata a Della Frye, blog editor che “costa poco, è ambiziosa, e produce tantissimo” (la bella e bravina Rachel McAdams), ma si aggancerà rapidamente ad un’indagine su un altro omicidio solo apparentemente scollegato, condotta da Cal McAffrey (un grande Russel Crowe) ruvido giornalista “di strada” e amico di vecchia data di Collins.
Sullo sfondo (e nell’intreccio), la crisi del giornale (e di tutti i giornali), il bisogno di far soldi in fretta rischiando lo scandalismo pur di bruciare le altre testate, e il diritto di cronaca che diventa dovere di cronaca quando il bivio è fra i sentimenti e il proprio mestiere (e qui evito lo spoiler, se ne riparlerà).

Il film riesce ad non essere didascalico nè manicheo nonostante i temi, padroneggia i riferimenti del classico cinema di genere, e trova un buon bilanciamento fra esigenze narrative e complessità dell’intreccio, con un risultato godibile e non scontato che vale la visione.

Chicca del film, l’utilizzo di due diverse camere Panavision - una classica 35mm pellicola per le scene in esterni e del mondo giornalistico, e una Genesis digitale per le scene del mondo politico, scelta a cui lo spettatore probabilmente non fa caso (io l’ho letto prima, e comunque non ne ho preso coscienza durante la visione), ma che ha certamente un peso nell’equilibrio formale del film.

Franceschini o no….

21 febbraio 2009  |  in Mondoreale | 1 Commento

E così, il PD ha un nuovo segretario. Si chiama Dario Franceschini, ha 50 anni compiuti l’anno scorso, viene dalla DC di sinistra (qualunque cosa questo voglia dire), ed è stato il vice di Veltroni dalla nascita del PD.
Oggi, all’assemblea nazionale dov’è stato eletto, ha fatto un discorso pieno di risposte precise alle precise domande che arrivano dagli (ex) elettori del PD. Un bel discorso, troppo per non sembrare un copione adatto all’occasione. Ora si vedrà se si trattava solo di parole, o se gli annunci corrisponderanno ai fatti. Io credo che questo partito non possa che riprendere una strada quasi ovvia, incredibilmente trascurata in questi due anni: una sana democrazia interna che preveda che le opinioni prevalenti, pur tenendo conto di quelle minoritarie, vengano interpretate dal segretario e dettino una linea chiara, con la quale naturalmente si può essere d’accordo oppure no. In un partito che deve ancora trovare una sua forma (pratica e politica) l’unanimismo di facciata, ovvero il tentativo maldestro di far contenti tutti, conduce inevitabilmente allo stallo, e s’è visto. Quindi, Franceschini o no, è ora che il segretario di questo partito decida una linea, e la persegua, per evitare di essere ostaggio di qualche soggetto.

In stallo, si precipita.

Qualcosa da dire o nulla da fare (sono stanco)

19 febbraio 2009  |  in Vitedigitali | 2 Commenti

Così parla dei blog oggi Beppe Severgnini su RMC (via Gigicogo). E non che me ne freghi molto di commentare questa affermazione, ma improvvisamente mi ha fatto tornare la voglia di scrivere sul mio, di blog, abbandonato a se stesso da più di due mesi. Neanche il 2009 ho ancora inaugurato, per dire. I perchè sono tanti, per lo più irrilevanti al grosso di chi saltella per caso o per dolo su queste pagine. O forse no, forse semplicemente a volte le cose che ci circondano prendono il sopravvento, non solo sul nostro spaziotempo, ma anche nella nostra mente, dove a spazi più ampi corrisponde una maggiore fragilità.

Ma non è di questo che voglio parlare. Ho invece ripreso il blog per dire che sono stanco. Sono stanco della continua demistificazione di tutto. Ormai, in rete e non solo, la gara a chi è più cinico è diventata insostenibile. Tutto viene smerdato alla velocità della luce. Tutto chiama uno schieramento continuo. Ogni cosa ha subito il suo rovescio della medaglia, e immediatamente scatta la polarizzazione. Il superSI o il superNO. Parlo della politica, ma anche dei Mac, o dell’ultimo film di non-so-chi. Tutto si sta radicalizzando, ma è solo apparenza. E’ onanismo. A parole siamo tutti assassini, e se mi prendo un attimo per riflettere, sparisco nell’oblìo, travolto dalla dissennata velocità del rilancio continuo, come in crudele gioco d’azzardo senza tregua.

Ecco, rallentiamo, per dio. Lasciamo respirare le cose.

(scritto di getto e non riletto, ma senza fretta)

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WOUQ* è il blog di Fabrizio Ulisse (Biccio), che fra alti e bassi vive dal 2001 (il blog, Fabrizio invece c'era già parecchio prima). Qui si parla di Internet, di musica, di cinema, di politica e di società, senza pretese e senza clamore. [+]

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