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Giornalismo e Betacam da 20Kg

10 marzo 2010  |  in Internet TV | 2 Commenti

Ho finito da poco di ascoltare, in diretta su Sky, la puntuale ricostruzione cronologica da parte di Berlusconi degli eventi del famigerato giorno di presentazione delle liste. Al di là della ricostruzione vera e propria, puntuale e precisa ma non per questo necessariamente vera, durante le insignificanti domande di alcuni giornalisti, un individuo ha protestato vivamente per ragioni non chiare poichè l’audio ambiente non veniva ripreso dalla telecamera di Sky. Si sono sentiti chiaramente invece gli insulti di Berlusconi che lo trattava come un mentecatto provocatore indegno di avere il microfono e la parola. Non si sa quindi se si trattava di un giornalista a cui non è stata data la parola, o un semplice cittadino indignato che protestava ad alta voce.

Ne è seguita una gazzarra proseguita anche al termine della conferenza stampa, il cui contenuto era assolutamente inintellegibile dalla trasmissione su Sky, poichè l’operatore attestato su cavalletto con la sua Telecamera Betacam da 20Kg si è potuto limitare a riprendere un totale con una selva di teste fra cui La Russa, Verdini, il giornalista accusato di essere un disturbatore, e una serie di telecamere grandi e piccole che riprendevano ciò che potevano per documentare la situazione.

Mentre assistevo a questo nulla trasmesso da Sky, riflettevo sul fatto che le esigenze qualitative di un grande network televisivo non si conciliano con la copertura integrale di uno spazio in cui si svolge un evento (eccetto per le partite di calcio dove le 10/12 telecamere presenti sono in grado di documentare tutto ciò che accade sul campo e fuori), con il risultato che la lettura offerta non coinciderà mai con quanto è davvero accaduto. In questo caso, come in molti altri, non abbiamo avuto risposte a varie domande importanti: chi era l’uomo che protestava? Cosa voleva dire? Quanti giornalisti erano presenti in sala? Ce n’erano altri che avrebbero voluto parlare e non gli è stato consentito?

Ecco, non potendo per ovvie ragioni coprire ogni conferenza stampa, ogni manifestazione, o ogni altro evento con le 10 telecamere utilizzate per le partite di calcio, viene da pensare che una selva di handycam in grado di coprire efficacemente uno spazio, pur non garantendo la qualità coerente con le esigenze di un network, potrebbero raccontare molto più efficacemente un evento dai vari punti di vista necessari per avere un quadro chiaro della situazione.

Sono certo che frammenti audiovideo di quello che è accaduto durante questa conferenza stampa saranno presto disponibili su youtube (di camere di piccolo/medio formato più vicine al luogo della discussione ce n’erano diverse), e non ci vorrà molto a scoprire chi era e cosa voleva quel giornalista infuriato, ma si tratterà per l’appunto di frammenti, che dalla grande massa di persone verranno raccolti in modo ugualmente decontestualizzato, come se appartenessero a eventi diversi.

Altro effetto di informazione (e di giornalismo) produrrebbe invece una testata autorevole che segua gli eventi piccoli e grandi con tre o quattro videomaker rapidi e leggeri, in grado di garantire una copertura “a zona” per fornire al pubblico la lettura completa di ciò che avviene durante un evento, invece che con una pesantissima telecamera fissata su un cavalletto e collegata all’audio istituzionale.

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Il sogno del grande sogno

14 settembre 2009  |  in Arti | Nessun Commento

Ho un debole da sempre per i film che raccontano spaccati dell’Italia della contestazione, dal 68 in poi. Sono andato quindi con spirito tutt’altro che prevenuto, a vedere Il grande sogno, film di Michele Placido ambientato in quegli anni (dal ‘67 al ‘69), ma sono uscito dal cinema tutt’altro che soddisfatto. Non m’è piaciuto, anzi, penso proprio che sia un film riuscito male, vittima di una serie di errori che lo rendono poco coinvolgente, eccetto alcuni momenti strappacore che commuoverebbero un morto, figuriamoci un comunista.

Il peccato originale del film è la malriuscita alchimia fra dramma borghese privato e racconto storico. Nelle intenzioni, Placido voleva evitare l’affresco per concentrare il racconto sulla vicenda della famiglia di Laura (Jasmine Trinca) e Andrea (Marco Iermanò); in realtà la suddivisione dei piani non è armonica, e la sceneggiatura è fortemente bidimensionale. Il risultato è un piattume generale senza profondita, con mille elementi abbozzati senza sviluppo - in qualche caso anche ridicoli, come lo spunto che porterà Andrea alla decisione di partecipare ad un attentato, un pretestuoso dialogo di appena due minuti. La mancanza di alcuni passaggi logici, la frettolosità con cui vengono trattati diversi elementi anche importanti, e l’autocompiacimento manierista di alcune scene di rievocazione storica, completano il quadretto di un prodotto cinematografico incompleto, superficiale e poco “governato”. Peccato, perchè gli attori sono bravi (Jasmine Trinca in particolare), il soggetto è buono, e Placido dietro alla macchina da presa ha fatto cose egregie.

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Bloggavamo l’11 settembre

11 settembre 2009  |  in Mondoreale | Nessun Commento

Da otto anni a questa parte, ogni anno l’11 settembre mi vado a rileggere velocemente questa paginetta di post dedicati all’attacco agli USA, scritti sul mio blog tra l’11 e il 14 settembre 2001. Sono poco più che banali twittate, ma a me rileggerli fa sempre un forte effetto.

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WOUQ* è il blog di Fabrizio Ulisse (Biccio), che fra alti e bassi vive dal 2001 (il blog, Fabrizio invece c'era già parecchio prima). Qui si parla di Internet, di musica, di cinema, di politica e di società, senza pretese e senza clamore. [+]


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